Non mi ricordo bene quanti anni avevo quando ho letto Murder on the Orient Express, ma mi ricordo chiaramente che il libro mi ha convinto di voler lavorare da grande come detective specializzato negli omicidi sui treni. Non mi preoccupava più di tanto il fatto che la gente si uccideva fin troppo raramente nelle carrozze della British Rail*: tanto, tra gli altri miei lavori come capitano dell’Everton e del Brasile (stavo già studiando il problema spinoso della nazionalità) e come scrittore di romanzi di successo, non avrei avuto più di un paio di giorni al mese da dedicare alla risoluzione dei misteri che lasciavano perplessa la polizia.
Farete fatica a crederci, ma non sono mai diventato detective, e sto ancora aspettando di essere chiamato sia dall’Everton che dal Brasile, ma il fascino per i treni, soprattutto quelli di lusso, è rimasto. È con un certo senso di soddisfazione, allora, che stringo in mano il biglietto per l’Empire Builder, il treno che ogni giorno parte da Chicago per Seattle e Portland nel lontano nord-ouest degli Stati Uniti, un viaggio di piu’ di 3.550 km, durante i quali si torna indietro nel tempo per ben due volte – dal Central Time al Mountain Time, e dal Mountain Time al Pacific Time. Back to the Future senza lo scienziato pazzo.
Alle 22,55 di un lunedì sera, raggiungo il treno a Minneapolis-St Paul. All’interno della stazione si fa tipo check-in: chiedono il biglietto e scrivono con il pennarello su un piccolo cartello che il passeggero poi porta sul treno con sé. La signora davanti a me si becca “FAR”, il che mi lascia un attimo perplesso: è forse il nome di un paese? O sarà che l’Amtrak offre la possibilità di mandare lontano i parenti indesiderati? Più ci penso, più mi sembra plausibile la seconda ipotesi. Con un minimo di marketing – Zio fastidioso? Bambini incontrollabili? Moglie/marito scassacazzo? Non subire più le rogne: con i nostri pacchetti FAR, VERY FAR e BEYOND THE UNIVERSE, adesso puoi ritrovare gli spazi che ti mancano. Chiamaci oggi per sapere di più su come mandare veramente le persone a quel paese e anche oltre. Sconti disponibili per mocciosi, chiacchieroni e testimoni di Geova – il guadagno sarebbe garantito.
Ricevo anch’io il mio piccolo cartello (“WGL”), esco sulla banchina e salgo sul treno, dove una donna in divisa mi spiega che devo salire al secondo piano. Al secondo piano? Dall’esterno, per il buio, non si vedeva bene la parte di sopra dell’Empire Builder; non è che ho capito male il nome e adesso mi trovo nell’Empire Building? FUCK ME, STO PER VIAGGIARE IN UN GRATTACIELO SULLE RUOTE!…E come faremo sulle curve? Avranno pensato ai tunnel?
Arrivato in alto alla scala che porta al primo piano, però, comincio a tranquillizzarmi. Innanzitutto non trovo banchieri disperati pronti a buttarsi dalle finestre, e poi mi ricordo che per gli americani i piani cominciano non da “Terra” ma da “Primo”. In altre parole, quello che loro chiamano il secondo piano è per noi europei il primo piano. Che sollievo! Non si tratta allora di un grattacielo, ma semplicemente di un treno uguale a quelli della Ferrovia del Sud Est!
Forse non proprio uguale. Le poltrone sono grandi abbastanza da accomodare ognuna due europei, tre anoressiche o una piccola tribù di pigmei, e sono di una comodità unica. Un’altra donna in divisa mi prende il cartello e lo affigge sul portabagagli sopra la mia testa.
“West Glacier, huh?” dice. “You’ll be needing this, then. Sweet dreams!”
Mi dà un cuscino e, con uno schiocco delle dita, trasforma la poltrona in uno splendido letto a 45°. Mi addormento nel giro di cinque secondi, e mi sveglio solo alle tre e mezza di notte quando, dalla poltrona davanti a me, la signora con il cartello “FAR” si alza per scendere.
“Fargo, North Dakota!” annuncia il controllore.
Fargo! Uno dei miei “detective films” preferiti! Ed eccomi qui su un treno! L’unica cosa che mi serve adesso è un omicidio…
*all’epoca – prima che la privatizzazione rendesse un viaggio in treno impossibilmente costoso, persino per gli assassini più ricchi – la Gran Bretagna aveva ancora una ferrovia nazionale funzionante.
Wednesday, 9 September 2009
Tuesday, 25 August 2009
Lost in New Mexico

È tutta colpa di Hopper. Ma, forse non tutta: a dire il vero, l’ultima volta che ho viaggiato negli Stati Uniti ho giurato che non avrei mai più messo piede in un bus Greyhound. Questa promessa a me stesso dipendeva non tanto dal fatto che gia’ pensavo a quanto piu’ comodo e’ il treno, quanto alla pistola e le siringhe che sporgevano discretamente dalla borsa firmata (“Swag”) del signore che era salito a bordo a Death City, New Mexico e si era seduto ringhiando accanto a me. Ho resistito per quattro ore e quarantasette minuti al suo profumo – una miscela sottile di sudore antico e rabbia con il mondo appena contenuta – e poi per la disperazione sono sceso alla prima fermata utile: Shit Hole, Arizona. Nel giro di tre secondi, qualsiasi dubbio che io potessi avere riguardante l’etimologia del nome di questo paese è stato sciolto: il posto consisteva in una sola strada, tre ubriachoni sdraiati per terra e un cane che stava cacando con determinazione davanti all’Hotel Hole Central. Per mesi dopo, la frase “MAI PIÙ” rimbalzava nella mia testa come una palla da squash impazzita in un videogame interminabile, ed è per questo che adesso mi trovo in treno così comodo che sto per addormentarmi mentre scrivo. Per questo e anche per Hopper. Buonanotte...
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Friday, 14 August 2009
Yogi and Boo Boo are Coming to Get You
Inizia con la vecchietta che sale sul treno a East Glacier. Ha l'aspetto e l'odore di chi ha recentemente lottato con un animale in uno stato di decomposizione avanzata.
"Where you headed?" mi chiede.
"West Glacier - the National Park," rispondo, cercando di non inspirare troppo profondamente.
"Hmmm...You hear about the jogger who got mauled there last week?"
"Mauled?"
"Maul" è un verbo molto poco rassicurante. Viene spessissimo usato insieme alla locuzione "to death", e non è coincidenza che non abbia mai come soggetto animali tipo agnelli, pesciolini rossi o scoiattoli. E’ una parola che evoca immagini di bestie furibonde impegnate a dilaniare la loro prede prima di divorarla. Fa pensare soprattutto a leoni, a tigri o ad orsi* incazzati, e tutto sommato preferirei che non apparisse mai in qualsiasi frase contenente il mio nome.
La vecchietta sta già parlando di un altro tipo che, pochi giorni prima del jogger, è stato “seriously mauled” da un orso Grizzly.
“Seriously mauled?” Quindi c’è un grado di sbranamento superiore al già molto poco desiderabile “mauled”...
“Yeah, you should have seen the pictures of the guy’s face. Like something out of a horror film. The bears are very active at the moment – there aren’t many huckleberries around.”
“I see...” E se questi orsi molto attivi vedono in me un’alternativa appetibile alle bacche? Mi sto alzando per andare a cercare il controllore – forse riesco a cambiare il biglietto per poter proseguire fino a Seattle – quando il treno si rallenta e arriva un annuncio.
“West Glacier! We are now arriving at West Glacier Station! Any passengers leaving the train here…” Il controllore ridacchia tra se e se. “…any passengers leaving the train here should make sure they have all their belongings and their bear rifles with them. Have a nice day!”
Mi faccio coraggio e scendo. Il posto è stupendo: c’è la foresta e la montagna tutt’intorno, l’aria è pulitissima e il tramonto sembra un quadro. Non scende nessun’altro.
Il treno riparte e mi guardo intorno. Non intravedo nessun segno di vita umana, neanche della tipa dell’hotel, che aveva promessa di venire a prendermi; vedo solo delle ombre turbanti vicino agli alberi oltre il binario, e – con una certa alacrità – mi avvicino alla porta della stazione. I cardini cigolano come se appartenessero all’enorme cancello arrugginito davanti ad una casa infestata in un episodio di Scooby-Doo, ma entro lo stesso.
Dentro non è più una stazione, anche se ci sono ancora le casse della vecchia biglietteria, protette da sbarre di ferro. Protette da cosa??!!....nella mia mente sopprimo immagini di giornali con titoli enormi: BRITISH TRAVELLER MAULED IN STATION – THREE BEARS ARRESTED. Tutta la zona antistante le casse, che sicuramente una volta faceva da sala d’attesa, è adesso piena di scaffali riempiti di libri. Prendo un volume a caso. Si chiama Bear Aware – How to Reduce Your Chances of Being Mauled; è lunga 126 pagine ed è terrificante. Prendo un altro, Bear Encounters – Survivor Statistics. E un altro: Yogi’s Not for Cuddling. Mi metto a contare i libri sugli orsi. Mentre, nel 73esimo, sto leggendo di un cacciatore che è stato mangiato a metà da un orso nero, all’improvviso dietro di me sento “GRRRRR!!!”
Velocissimo, tenendo il libro come scudo, mi giro. Davanti a me trovo una donna sorridente.
“You must be Paul,” dice. “The bears didn’t get you yet, then? Come on. The car’s outside.”
*forse non ai koala
"Where you headed?" mi chiede.
"West Glacier - the National Park," rispondo, cercando di non inspirare troppo profondamente.
"Hmmm...You hear about the jogger who got mauled there last week?"
"Mauled?"
"Maul" è un verbo molto poco rassicurante. Viene spessissimo usato insieme alla locuzione "to death", e non è coincidenza che non abbia mai come soggetto animali tipo agnelli, pesciolini rossi o scoiattoli. E’ una parola che evoca immagini di bestie furibonde impegnate a dilaniare la loro prede prima di divorarla. Fa pensare soprattutto a leoni, a tigri o ad orsi* incazzati, e tutto sommato preferirei che non apparisse mai in qualsiasi frase contenente il mio nome.
La vecchietta sta già parlando di un altro tipo che, pochi giorni prima del jogger, è stato “seriously mauled” da un orso Grizzly.
“Seriously mauled?” Quindi c’è un grado di sbranamento superiore al già molto poco desiderabile “mauled”...
“Yeah, you should have seen the pictures of the guy’s face. Like something out of a horror film. The bears are very active at the moment – there aren’t many huckleberries around.”
“I see...” E se questi orsi molto attivi vedono in me un’alternativa appetibile alle bacche? Mi sto alzando per andare a cercare il controllore – forse riesco a cambiare il biglietto per poter proseguire fino a Seattle – quando il treno si rallenta e arriva un annuncio.
“West Glacier! We are now arriving at West Glacier Station! Any passengers leaving the train here…” Il controllore ridacchia tra se e se. “…any passengers leaving the train here should make sure they have all their belongings and their bear rifles with them. Have a nice day!”
Mi faccio coraggio e scendo. Il posto è stupendo: c’è la foresta e la montagna tutt’intorno, l’aria è pulitissima e il tramonto sembra un quadro. Non scende nessun’altro.
Il treno riparte e mi guardo intorno. Non intravedo nessun segno di vita umana, neanche della tipa dell’hotel, che aveva promessa di venire a prendermi; vedo solo delle ombre turbanti vicino agli alberi oltre il binario, e – con una certa alacrità – mi avvicino alla porta della stazione. I cardini cigolano come se appartenessero all’enorme cancello arrugginito davanti ad una casa infestata in un episodio di Scooby-Doo, ma entro lo stesso.
Dentro non è più una stazione, anche se ci sono ancora le casse della vecchia biglietteria, protette da sbarre di ferro. Protette da cosa??!!....nella mia mente sopprimo immagini di giornali con titoli enormi: BRITISH TRAVELLER MAULED IN STATION – THREE BEARS ARRESTED. Tutta la zona antistante le casse, che sicuramente una volta faceva da sala d’attesa, è adesso piena di scaffali riempiti di libri. Prendo un volume a caso. Si chiama Bear Aware – How to Reduce Your Chances of Being Mauled; è lunga 126 pagine ed è terrificante. Prendo un altro, Bear Encounters – Survivor Statistics. E un altro: Yogi’s Not for Cuddling. Mi metto a contare i libri sugli orsi. Mentre, nel 73esimo, sto leggendo di un cacciatore che è stato mangiato a metà da un orso nero, all’improvviso dietro di me sento “GRRRRR!!!”
Velocissimo, tenendo il libro come scudo, mi giro. Davanti a me trovo una donna sorridente.
“You must be Paul,” dice. “The bears didn’t get you yet, then? Come on. The car’s outside.”
*forse non ai koala
Friday, 24 July 2009
Me l'avevano detto. "Sleepy but charming," secondo gli amici, "quieter than Minneapolis" per la guida Lonely Planet. Non stavano esagerando. St Paul era deserta, nel senso non-metaforico della parola.
Sentendomi un po' come il protagonista di uno di quei film in cui una guerra nucleare ha distrutto ogni altra forma di vita tranne l'eroe e qualche cane randagio, vago tra i cinque grattacieli del Downtown. Non c'e' nessuno. Davanti all'ingresso di un fast food, trovo un avviso: NO SMOKING WITHIN 25 FEET OF THIS NOTICE. Comincio a formulare una teoria: tutti i fumatori di St Paul saranno andati fuori citta' con le sigarette, e i non-fumatori li avranno inseguiti per affiggere altri avvisi nei boschi e lungo il fiume. Mi dirigo verso il Mississipi.
Quasi subito intravedo una figura vestita di giallo ferma all'angolo di 4th Street e Wabasha. Mi avvicino e, non appena si accorge della mia presenza, la figura comincia a gridare: "Sir, can you spare a moment for human rights? Human Rights! HUMAN RIGHTS!"
E' una ragazza, umana tra l'altro, ma la domanda mi viene spontanea: "What humans?" Supponendo (erroneamente) che la mia domanda sia retorica, la tipa comincia a spiegarmi che appartiene a Amnesty International e mi chiede se vorrei contribuire $60 al mese al fondo per i desaparecidos di Minnesota. Ci penso un attimo e poi decido di sparire anch'io.
Sentendomi un po' come il protagonista di uno di quei film in cui una guerra nucleare ha distrutto ogni altra forma di vita tranne l'eroe e qualche cane randagio, vago tra i cinque grattacieli del Downtown. Non c'e' nessuno. Davanti all'ingresso di un fast food, trovo un avviso: NO SMOKING WITHIN 25 FEET OF THIS NOTICE. Comincio a formulare una teoria: tutti i fumatori di St Paul saranno andati fuori citta' con le sigarette, e i non-fumatori li avranno inseguiti per affiggere altri avvisi nei boschi e lungo il fiume. Mi dirigo verso il Mississipi.
Quasi subito intravedo una figura vestita di giallo ferma all'angolo di 4th Street e Wabasha. Mi avvicino e, non appena si accorge della mia presenza, la figura comincia a gridare: "Sir, can you spare a moment for human rights? Human Rights! HUMAN RIGHTS!"
E' una ragazza, umana tra l'altro, ma la domanda mi viene spontanea: "What humans?" Supponendo (erroneamente) che la mia domanda sia retorica, la tipa comincia a spiegarmi che appartiene a Amnesty International e mi chiede se vorrei contribuire $60 al mese al fondo per i desaparecidos di Minnesota. Ci penso un attimo e poi decido di sparire anch'io.
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Tuesday, 21 July 2009
• Why America? 10 motivi per cui non passero’ quest’estate al Canalone.
1) Barack Obama – un presidente che ispira fiducia e sogni (cfr. Silv...oh, fuck it! Non ci voglio neanche pensare.);
2) La cucina - Blackened Redfish, Seafood Gumbo, Clam Chowder, Chicago Ribs, Steaks To Die For, Arrosto di Scoiattolo, e tante altre cose;
3) Le cameriere – ti trattano come un re, e ti danno anche il bis di caffe’ gratis;
4) La lingua – e’ esilarante trovarsi in un paese straniero dove parlano (quasi) inglese;
5) San Francisco – the best parties EVER;
6) Mazze da baseball – me ne serve una nuova in vista del prossimo viaggio in Scozia;
7) Il senso dell’umorismo – “Italy? That’s in London, right?”
8) Il cambio – €1 = $1,42; 1 accento inglese* = 4,27 americane;
9) Drive-in movies – se parlano quelli davanti a te, li puoi investire;
10) Natalie Portman – a Bari non ci incrociamo mai;
* escluso quello di David Beckham
2) La cucina - Blackened Redfish, Seafood Gumbo, Clam Chowder, Chicago Ribs, Steaks To Die For, Arrosto di Scoiattolo, e tante altre cose;
3) Le cameriere – ti trattano come un re, e ti danno anche il bis di caffe’ gratis;
4) La lingua – e’ esilarante trovarsi in un paese straniero dove parlano (quasi) inglese;
5) San Francisco – the best parties EVER;
6) Mazze da baseball – me ne serve una nuova in vista del prossimo viaggio in Scozia;
7) Il senso dell’umorismo – “Italy? That’s in London, right?”
8) Il cambio – €1 = $1,42; 1 accento inglese* = 4,27 americane;
9) Drive-in movies – se parlano quelli davanti a te, li puoi investire;
10) Natalie Portman – a Bari non ci incrociamo mai;
* escluso quello di David Beckham
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Friday, 17 July 2009
Non c'e' piu' religione
Tra 114 ore e 12 minuti, parto per l’America. Sara’ un viaggio molto piu’ breve del previsto, non tanto perche’ mi sento in colpa a fare vacanze lunghe mentre i miei studenti stanno a studiare, quanto per il fatto che dovro’ tornare presto per risolvere un problema gravissimo in famiglia: stamattina mia nipote Madeleine si e’ dichiarata tifosa del...del...quasi non riesco a scriverlo...del liverpool. E' possibile che l’annullamento la settimana prossima della festa per il suo quinto compleanno la porti a ragionare, ma non voglio rischiare. Dedichero’ la seconda parte di agosto alla sua istruzione culturale.
Oggi non riesco a scrivere altro. Sono ancora in uno stato di shock.
Oggi non riesco a scrivere altro. Sono ancora in uno stato di shock.
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Monday, 1 June 2009
PROVE LABORATORIO DI LINGUA INGLESE
Gli studenti del Gruppo L (Intermediate) sono invitati a presentarsi presso il Laboratorio Linguistico nei seguenti giorni:
Venerdì 5 giugno:
Ore 14,30-15,30
1) Natrella Vito Roberto
2) Bianco Esther Maria
3) Brandi Barbara
4) Capalbi Antonella
5) Cellamare Davide
6) Centrone Daniela
7) Coppola Aurora
8) Del Giudice Florianna
9) Diasparra Carla
Ore 15,30-16,30
10) Digregorio Antonella
11) Fiorella Chiara
12) Gadaleta Domenico Massimiliano
13) Luisi Annarita
14) Palmisano Maria Elena
15) Panarelli Rachele
16) Panaro Caterina
17) Parente Valentina
18) Pastore Marcella
Ore 16,45-17,45
19) Paulillo Leonardo
20) Pavone Marcella
21) Piepoli Patrizia Mercedes
22) Pugliese Michele
23) Resta Piercarlo
24) Ricupero Alessandra
25) Risoli Teresa
26) Rizzi Adam
27) Romano Annamaria
Ore 17,45
28) Ruccia Maddalena
29) Scarangela Samanta
30) Schiavone Noemi Valentina
31) Serinelli Annachiara
32) Sibilio Stefania
33) Sifanno Roberto
34) Sivo Mariangela
35) Solimini Daniele
36) Spagnoletti Damiano
37) Terranova Angela
38) Torraco Marianna
39) Tota Daniela
40) Vitrani Esther
Lunedì 8 giugno
Ore 9,30
1) Loisi Valentina
2) Picca Marianna
3) Pizzarelli Maria
4) Scilipoti Salvatore
Gli studenti del Gruppo L (Intermediate) sono invitati a presentarsi presso il Laboratorio Linguistico nei seguenti giorni:
Venerdì 5 giugno:
Ore 14,30-15,30
1) Natrella Vito Roberto
2) Bianco Esther Maria
3) Brandi Barbara
4) Capalbi Antonella
5) Cellamare Davide
6) Centrone Daniela
7) Coppola Aurora
8) Del Giudice Florianna
9) Diasparra Carla
Ore 15,30-16,30
10) Digregorio Antonella
11) Fiorella Chiara
12) Gadaleta Domenico Massimiliano
13) Luisi Annarita
14) Palmisano Maria Elena
15) Panarelli Rachele
16) Panaro Caterina
17) Parente Valentina
18) Pastore Marcella
Ore 16,45-17,45
19) Paulillo Leonardo
20) Pavone Marcella
21) Piepoli Patrizia Mercedes
22) Pugliese Michele
23) Resta Piercarlo
24) Ricupero Alessandra
25) Risoli Teresa
26) Rizzi Adam
27) Romano Annamaria
Ore 17,45
28) Ruccia Maddalena
29) Scarangela Samanta
30) Schiavone Noemi Valentina
31) Serinelli Annachiara
32) Sibilio Stefania
33) Sifanno Roberto
34) Sivo Mariangela
35) Solimini Daniele
36) Spagnoletti Damiano
37) Terranova Angela
38) Torraco Marianna
39) Tota Daniela
40) Vitrani Esther
Lunedì 8 giugno
Ore 9,30
1) Loisi Valentina
2) Picca Marianna
3) Pizzarelli Maria
4) Scilipoti Salvatore
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