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Friday, 14 August 2009

Yogi and Boo Boo are Coming to Get You

Inizia con la vecchietta che sale sul treno a East Glacier. Ha l'aspetto e l'odore di chi ha recentemente lottato con un animale in uno stato di decomposizione avanzata.
"Where you headed?" mi chiede.
"West Glacier - the National Park," rispondo, cercando di non inspirare troppo profondamente.
"Hmmm...You hear about the jogger who got mauled there last week?"
"Mauled?"
"Maul" è un verbo molto poco rassicurante. Viene spessissimo usato insieme alla locuzione "to death", e non è coincidenza che non abbia mai come soggetto animali tipo agnelli, pesciolini rossi o scoiattoli. E’ una parola che evoca immagini di bestie furibonde impegnate a dilaniare la loro prede prima di divorarla. Fa pensare soprattutto a leoni, a tigri o ad orsi* incazzati, e tutto sommato preferirei che non apparisse mai in qualsiasi frase contenente il mio nome.
La vecchietta sta già parlando di un altro tipo che, pochi giorni prima del jogger, è stato “seriously mauled” da un orso Grizzly.
Seriously mauled?” Quindi c’è un grado di sbranamento superiore al già molto poco desiderabile “mauled”...
“Yeah, you should have seen the pictures of the guy’s face. Like something out of a horror film. The bears are very active at the moment – there aren’t many huckleberries around.”
“I see...” E se questi orsi molto attivi vedono in me un’alternativa appetibile alle bacche? Mi sto alzando per andare a cercare il controllore – forse riesco a cambiare il biglietto per poter proseguire fino a Seattle – quando il treno si rallenta e arriva un annuncio.
“West Glacier! We are now arriving at West Glacier Station! Any passengers leaving the train here…” Il controllore ridacchia tra se e se. “…any passengers leaving the train here should make sure they have all their belongings and their bear rifles with them. Have a nice day!”
Mi faccio coraggio e scendo. Il posto è stupendo: c’è la foresta e la montagna tutt’intorno, l’aria è pulitissima e il tramonto sembra un quadro. Non scende nessun’altro.
Il treno riparte e mi guardo intorno. Non intravedo nessun segno di vita umana, neanche della tipa dell’hotel, che aveva promessa di venire a prendermi; vedo solo delle ombre turbanti vicino agli alberi oltre il binario, e – con una certa alacrità – mi avvicino alla porta della stazione. I cardini cigolano come se appartenessero all’enorme cancello arrugginito davanti ad una casa infestata in un episodio di Scooby-Doo, ma entro lo stesso.
Dentro non è più una stazione, anche se ci sono ancora le casse della vecchia biglietteria, protette da sbarre di ferro. Protette da cosa??!!....nella mia mente sopprimo immagini di giornali con titoli enormi: BRITISH TRAVELLER MAULED IN STATION – THREE BEARS ARRESTED. Tutta la zona antistante le casse, che sicuramente una volta faceva da sala d’attesa, è adesso piena di scaffali riempiti di libri. Prendo un volume a caso. Si chiama Bear Aware – How to Reduce Your Chances of Being Mauled; è lunga 126 pagine ed è terrificante. Prendo un altro, Bear Encounters – Survivor Statistics. E un altro: Yogi’s Not for Cuddling. Mi metto a contare i libri sugli orsi. Mentre, nel 73esimo, sto leggendo di un cacciatore che è stato mangiato a metà da un orso nero, all’improvviso dietro di me sento “GRRRRR!!!”
Velocissimo, tenendo il libro come scudo, mi giro. Davanti a me trovo una donna sorridente.
“You must be Paul,” dice. “The bears didn’t get you yet, then? Come on. The car’s outside.”

*forse non ai koala

Friday, 24 July 2009

Me l'avevano detto. "Sleepy but charming," secondo gli amici, "quieter than Minneapolis" per la guida Lonely Planet. Non stavano esagerando. St Paul era deserta, nel senso non-metaforico della parola.

Sentendomi un po' come il protagonista di uno di quei film in cui una guerra nucleare ha distrutto ogni altra forma di vita tranne l'eroe e qualche cane randagio, vago tra i cinque grattacieli del Downtown. Non c'e' nessuno. Davanti all'ingresso di un fast food, trovo un avviso: NO SMOKING WITHIN 25 FEET OF THIS NOTICE. Comincio a formulare una teoria: tutti i fumatori di St Paul saranno andati fuori citta' con le sigarette, e i non-fumatori li avranno inseguiti per affiggere altri avvisi nei boschi e lungo il fiume. Mi dirigo verso il Mississipi.

Quasi subito intravedo una figura vestita di giallo ferma all'angolo di 4th Street e Wabasha. Mi avvicino e, non appena si accorge della mia presenza, la figura comincia a gridare: "Sir, can you spare a moment for human rights? Human Rights! HUMAN RIGHTS!"

E' una ragazza, umana tra l'altro, ma la domanda mi viene spontanea: "What humans?" Supponendo (erroneamente) che la mia domanda sia retorica, la tipa comincia a spiegarmi che appartiene a Amnesty International e mi chiede se vorrei contribuire $60 al mese al fondo per i desaparecidos di Minnesota. Ci penso un attimo e poi decido di sparire anch'io.

Tuesday, 21 July 2009

• Why America? 10 motivi per cui non passero’ quest’estate al Canalone.

1) Barack Obama – un presidente che ispira fiducia e sogni (cfr. Silv...oh, fuck it! Non ci voglio neanche pensare.);
2) La cucina - Blackened Redfish, Seafood Gumbo, Clam Chowder, Chicago Ribs, Steaks To Die For, Arrosto di Scoiattolo, e tante altre cose;
3) Le cameriere – ti trattano come un re, e ti danno anche il bis di caffe’ gratis;
4) La lingua – e’ esilarante trovarsi in un paese straniero dove parlano (quasi) inglese;
5) San Francisco – the best parties EVER;
6) Mazze da baseball – me ne serve una nuova in vista del prossimo viaggio in Scozia;
7) Il senso dell’umorismo – “Italy? That’s in London, right?”
8) Il cambio – €1 = $1,42; 1 accento inglese* = 4,27 americane;
9) Drive-in movies – se parlano quelli davanti a te, li puoi investire;
10) Natalie Portman – a Bari non ci incrociamo mai;

* escluso quello di David Beckham