The following are examples of the type of question I expect my pre-intermediate students to be able to answer in the end-of-course oral examination:
A typical day
What time do you wake up?
What time do you get up?
When do you have your shower?
What do you have for breakfast?
What time do you leave the house?
How do you get to work?
What time do you start lessons?
How many hours of lessons do you usually have?
Where do you have lunch?
Which lessons do you enjoy most?
Which lessons do you enjoy least?
What time do you usually get home?
How long do you study for each evening?
Do you eat a big dinner?
Do you read before you go to sleep?
Habitual activities
How often do you lie in?
How often do you go to church?
How often do you tell lies?
How often do you read a serious newspaper?
How often do you buy books or CDs?
Your life at the moment
What are you reading at the moment?
How often are you going to the cinema?
What are you working on at the moment?
Where are you having dinner this evening?
What time are you going home today?
Who are you spending the weekend with?
What are you doing this summer?
What are you doing this evening?
Why are you studying English?
Various questions about the present
Who do you most admire?
What’s your town like?
What team do you support?
How do you spend your spare time?
How much are you spending on leisure activities at the moment?
How often do you go out?
When are you happiest?
How many books do you read in a month?
Your last holiday
Where did you go last summer?
How did you get there?
How long did it take to get there?
Who did you go with?
How long did you stay there?
Which places did you go to?
How did you spend your time?
What did you eat and drink?
What did you like most?
What did you like least?
What was the weather like?
What did you bring back from your holiday?
How much did you spend in all?
Comparing
What is easier: speaking English or listening to English? Why?
What makes you happier: love or money? Why?
Which is more relaxing: travelling by train or travelling by car? Why?
Which is better: English music or Italian music? Why?
What are you going to have for dinner this evening?
Future intentions
What time are you going to go to bed?
How are you going to spend the weekend?
Who are you going to spend the weekend with?
Where are you going to go for your next holiday?
How long are you going to go for?
What are you going to do when you finish university?
Are you going to carry on studying English when this course finishes?
Are you ever going to get married?
Obligations and requirements
What time do you usually have to get up?
What time do you have to be at work?
What do you usually have to do in the course of a day’s work?
Do you have to dress in a particular way for work?
How many exams do you have to do in order to graduate?
To become a teacher what do you have to do?
Giving advice to a visitor to your town
What should I do to find accommodation?
How much should I expect to pay for a room or a flat?
Where should I go in the evening if I want to meet people?
How long should I wait if someone is late for an appointment?
Where should I go for lunch round here?
Which local specialities should I try?
Is there anything in particular I should know about the people here?
What should I say to a girl/guy I am interested in?
Friday, 1 May 2009
Monday, 20 April 2009
La Scozia - il piano diabolico

Una tradizione, tipo quella che vuole che presidente e vice-presidente degli Stati Uniti non viaggino mai nello stesso aereo, ha sempre impedito che i miei 15 nipoti si trovassero tutti insieme nello stesso spazio chiuso. Non è un caso: otto dei quindici hanno rappresentato la Gran Bretagna nelle ultime Olimpiadi per Monelli – si tratta delle squadre di Rumore (peso massimo), Lancio del Cugino, e Casino Sincronizzato – portando a casa tre medaglie d’oro, quattro medaglie di argento e un pezzo di metallo radioattivo rubato da un impianto nucleare durante una gita. In più, due dei figli di mia sorella Seven (più precisamente, 7b e 7c) risultano nei Top Ten della classifica, compilata dagli scienziati della NASA, dei maggiori pericoli per il futuro del pianeta.
Riuscite ad immaginare, allora, la mia perplessità quando mio fratello Four ha proposto di festeggiare il compleanno di nostro padre riunendo le 15 bombe umane in un villaggio scozzese. E’ vero che, in circostanze normali, sono decisamente a favore dei bombardamenti della Scozia, ma qui non si trattava di armi convenzionali e bisognava anche tener conto della possibilità di danni collaterali. Più ci pensavo, però, più mi piaceva l’idea. Sarebbe come trovarsi, senza l’insegnante, in un laboratorio di chimica con una provetta enorme e accesso libero a tutte le sostanze più esplosive immaginabili. Insomma, un priscio pazzesco.
Fermandomi solo dieci minuti per scrivere il mio ultimo testamento, ho preso la valigia e il kit anti-barbaro e adesso mi sto dirigendo verso nord. Se ne esco vivo, poi vi racconto.
Riuscite ad immaginare, allora, la mia perplessità quando mio fratello Four ha proposto di festeggiare il compleanno di nostro padre riunendo le 15 bombe umane in un villaggio scozzese. E’ vero che, in circostanze normali, sono decisamente a favore dei bombardamenti della Scozia, ma qui non si trattava di armi convenzionali e bisognava anche tener conto della possibilità di danni collaterali. Più ci pensavo, però, più mi piaceva l’idea. Sarebbe come trovarsi, senza l’insegnante, in un laboratorio di chimica con una provetta enorme e accesso libero a tutte le sostanze più esplosive immaginabili. Insomma, un priscio pazzesco.
Fermandomi solo dieci minuti per scrivere il mio ultimo testamento, ho preso la valigia e il kit anti-barbaro e adesso mi sto dirigendo verso nord. Se ne esco vivo, poi vi racconto.
Wednesday, 1 April 2009
New Cat On The Block
Monday, 30 March 2009
Il primogenito
Venerdì sera l’ho tenuto in braccio per la prima volta, e adesso sono tre giorni che non riesco a staccargli gli occhi d’addosso. Conosco già a memoria ogni suo tratto; lo trovo bellissimo. E’ più piccolo di quanto l’avessi sempre immaginato, ha più colore e parla in due lingue, effetti senza dubbio del misto di geni inglesi e italiani. La notte mi sveglio e mi metto a guardarlo. In qualche maniera la luce in camera è diversa adesso, più in armonia con le ombre: tutto ha più senso. Mercoledì lo presento al mondo.
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Saturday, 7 March 2009
Il Risveglio
Il primo giorno dell’anno mi svegliai con l’insolita sensazione di essere osservato. In effetti, man mano si scongelavano le palpebre e gli occhi si aprivano, mi rendevo conto della presenza intorno a me di quattro figure vestite di bianco.
“La modalità del risveglio pare essere nella norma,” disse uno di loro. “Almeno secondo i parametri tradizionali.”
Alzai la testa. “5e! Ma si può sapere di che cazzo stai parlando? Hai sei anni, per amor di Dio! Dai, togliti dai coglioni e vai a giocare a pallone o a tirare le treccine a tue sorelle.”
Imperturbati, i quattro nipoti si guardarono tra loro. “Un inizio di sindrome di Tourette?” chiese 5b, curiosa, al fratello più grande.
“Ritengo di no,” rispose 5a. “Ho analizzato a lungo ieri sera la ricorrenza di parolacce nei suoi discorsi, e non era tale da far pensare ad una diagnosi simile. In questo caso, il prediligere imprecazioni potrebbe dipendere semplicemente dallo stato emotivo del soggetto.” Si inclinò e si mise a misurarmi il polso.
“O, Cristo! Basta! Bambini, fatemi un favore e sparite! Voglio dormire in pace.”
“In effetti, è un tantino agitato,” osservò 5c. “Secondo voi, sarà dovuto ad un eccesso di attività motoria,?”
“Sarebbe sicuramente utile avere le immagini a risonanza magnetica per vedere un po’ il funzionamento della parte anteriore del cervello,” disse 5b. “Che ne….”
Le parti sia anteriori che posteriori del mio cervello stavano per scoppiare. “AA-VAAAST! NON VI SOPPORTO PIUUUU’!!!”
Annuendo, come se avesse avuto conferma di una teoria che stava elaborando da tempo, 5a fece cenno agli altri di uscire. Rimasto finalmente in santa solitudine, e ricordando il consiglio datomi da mio nonno (“Se mai per disgrazia capiti in Scozia, cerca di rimanere sveglio il meno tempo possibile!”), mi augurai un felice nuovo anno e richiusi gli occhi.
“La modalità del risveglio pare essere nella norma,” disse uno di loro. “Almeno secondo i parametri tradizionali.”
Alzai la testa. “5e! Ma si può sapere di che cazzo stai parlando? Hai sei anni, per amor di Dio! Dai, togliti dai coglioni e vai a giocare a pallone o a tirare le treccine a tue sorelle.”
Imperturbati, i quattro nipoti si guardarono tra loro. “Un inizio di sindrome di Tourette?” chiese 5b, curiosa, al fratello più grande.
“Ritengo di no,” rispose 5a. “Ho analizzato a lungo ieri sera la ricorrenza di parolacce nei suoi discorsi, e non era tale da far pensare ad una diagnosi simile. In questo caso, il prediligere imprecazioni potrebbe dipendere semplicemente dallo stato emotivo del soggetto.” Si inclinò e si mise a misurarmi il polso.
“O, Cristo! Basta! Bambini, fatemi un favore e sparite! Voglio dormire in pace.”
“In effetti, è un tantino agitato,” osservò 5c. “Secondo voi, sarà dovuto ad un eccesso di attività motoria,?”
“Sarebbe sicuramente utile avere le immagini a risonanza magnetica per vedere un po’ il funzionamento della parte anteriore del cervello,” disse 5b. “Che ne….”
Le parti sia anteriori che posteriori del mio cervello stavano per scoppiare. “AA-VAAAST! NON VI SOPPORTO PIUUUU’!!!”
Annuendo, come se avesse avuto conferma di una teoria che stava elaborando da tempo, 5a fece cenno agli altri di uscire. Rimasto finalmente in santa solitudine, e ricordando il consiglio datomi da mio nonno (“Se mai per disgrazia capiti in Scozia, cerca di rimanere sveglio il meno tempo possibile!”), mi augurai un felice nuovo anno e richiusi gli occhi.
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Saturday, 28 February 2009
Lettera da una cella imbottita
Sono passati due mesi dalla mia traumatica visita in Scozia e, anche se gli psichiatri non mi vogliono ancora far uscire dalla cella imbottita, sono tornato in ottima salute mentale: mi hanno persino ridato la segretaria scimpanzé a cui sono solito dettare i miei blog. Eventuali errori di grammatica o di ortografia sono – ovviamente – da attribuire a quest’ultima, che, tra l’altro, è nervosissima oggi per il fatto di aver mangiato nella mensa dell’ospedale un pessimo piatto di orecchiette con banane marce. Se mai capitate qui al North of England Institute for the Terminally Shell-Shocked, vi sconsiglio vivamente sia la mensa che le orecchiette. Evitate anche il vecchietto nella Stanza 9B: è convinto di essere un fusto di Stella Artois ma – fidatevi – quello che gli esce dal rubinetto non è lager.
“Ma come ha fatto a finire in un manicomio?” si chiederà qualcuno di voi*. Buona domanda. Adesso vi spiego tutto.
Come vi stavo dicendo, qualche anno fa mio fratello Five è andato a vivere, studiare e procreare ad Edimburgo. E’ inutile che vi segnalo l’ironia del fatto che, nonostante ciò, lui rimane in piena liberta mentre io mi trovo rinchiuso in un posto dove non si capisce se sono più pazzi i pazienti, i medici o i cani con tre teste che cantano lirica quando ti avvicini al cancello.
Ma sto divagando. A fine anno, ignorando gli avvertimenti degli amici e sfidando in maniera spericolata la sorte, mi sono avventurato oltre la frontiera che separa l’Inghilterra dalla terra desolata verso nord. Erano anni che non vedevo mio fratello ed ero ansioso di fare qualche lezione di dizione ai miei nipoti (5a, 5b, 5c e 5e – nella Scozia c’è una tassa anche sui nomi dei figli; più lettere hanno, più si paga) prima che il contatto con la gente del posto inquinasse per sempre la loro pronuncia. Volevo anche capire se fosse mai esistito un 5d, o se si trattasse semplicemente di un’ulteriore scappatoia fiscale.
Il primo giorno, ho avuto fortuna. Nevicava così forte quando ho oltrepassato la frontiera, che non c’era un’anima viva in giro. Così, sono riuscito a raggiungere Edimburgo senza mai dover rivelare le mie nobili origini**. A casa di mio fratello, tutto è andato nei migliori dei modi: i nipoti, avendo vissuto sempre in Scozia e non avendo mai visto un regalo, sono impazziti per la gioia quando hanno scartato le loro magliette con l’immagine di Edward Longshanks***; Five e sua moglie Vorace hanno messo subito ad arrostire il cinghiale che avevo distrattamente investito mentre parcheggiavo; e l’atmosfera nella caverna era così allegra che quasi non ci si accorgeva dei ghiaccioli che pendevano dalle orecchie dei bambini.
E poi…ma vedo che la mia segretaria sta grattando la pancia in maniera agitata. Ecco…mi dice che le stanno tornando su le orecchiette e che deve andare a cercare il cuoco per restituirgliele. Se me la rimandano domani, finirò di raccontarvi il fatto. Adesso vado a battere la testa contro il muro.
*Sicuramente, altri – e non solo le tre gemelle lesbiche dalla festa di Halloween (ragazze, che posso dire? Non è mica colpa mia se la cocaina e i cocktail erano gratis) – diranno che era ora.
**Per chi non lo sapesse, noi inglesi siamo odiati dagli scozzesi per conto della nostra superiorità calcistica.
***Il simpaticissimo re (idolo della mia amica Sissy, a cui dedico questo blog) del film “Braveheart”.
“Ma come ha fatto a finire in un manicomio?” si chiederà qualcuno di voi*. Buona domanda. Adesso vi spiego tutto.
Come vi stavo dicendo, qualche anno fa mio fratello Five è andato a vivere, studiare e procreare ad Edimburgo. E’ inutile che vi segnalo l’ironia del fatto che, nonostante ciò, lui rimane in piena liberta mentre io mi trovo rinchiuso in un posto dove non si capisce se sono più pazzi i pazienti, i medici o i cani con tre teste che cantano lirica quando ti avvicini al cancello.
Ma sto divagando. A fine anno, ignorando gli avvertimenti degli amici e sfidando in maniera spericolata la sorte, mi sono avventurato oltre la frontiera che separa l’Inghilterra dalla terra desolata verso nord. Erano anni che non vedevo mio fratello ed ero ansioso di fare qualche lezione di dizione ai miei nipoti (5a, 5b, 5c e 5e – nella Scozia c’è una tassa anche sui nomi dei figli; più lettere hanno, più si paga) prima che il contatto con la gente del posto inquinasse per sempre la loro pronuncia. Volevo anche capire se fosse mai esistito un 5d, o se si trattasse semplicemente di un’ulteriore scappatoia fiscale.
Il primo giorno, ho avuto fortuna. Nevicava così forte quando ho oltrepassato la frontiera, che non c’era un’anima viva in giro. Così, sono riuscito a raggiungere Edimburgo senza mai dover rivelare le mie nobili origini**. A casa di mio fratello, tutto è andato nei migliori dei modi: i nipoti, avendo vissuto sempre in Scozia e non avendo mai visto un regalo, sono impazziti per la gioia quando hanno scartato le loro magliette con l’immagine di Edward Longshanks***; Five e sua moglie Vorace hanno messo subito ad arrostire il cinghiale che avevo distrattamente investito mentre parcheggiavo; e l’atmosfera nella caverna era così allegra che quasi non ci si accorgeva dei ghiaccioli che pendevano dalle orecchie dei bambini.
E poi…ma vedo che la mia segretaria sta grattando la pancia in maniera agitata. Ecco…mi dice che le stanno tornando su le orecchiette e che deve andare a cercare il cuoco per restituirgliele. Se me la rimandano domani, finirò di raccontarvi il fatto. Adesso vado a battere la testa contro il muro.
*Sicuramente, altri – e non solo le tre gemelle lesbiche dalla festa di Halloween (ragazze, che posso dire? Non è mica colpa mia se la cocaina e i cocktail erano gratis) – diranno che era ora.
**Per chi non lo sapesse, noi inglesi siamo odiati dagli scozzesi per conto della nostra superiorità calcistica.
***Il simpaticissimo re (idolo della mia amica Sissy, a cui dedico questo blog) del film “Braveheart”.
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Friday, 16 January 2009
Confessioni pericolose: lo scheletro nell'armadio
Sono cose che pensi non possano capitare mai alla tua famiglia, se non negli incubi, ma purtroppo a noi è successo. Era un giorno come un altro a casa - il profumo del pane appena uscito dal forno, il suono del pianoforte che moriva lentamente sotto tortura da parte di mia sorella, i servi che facevano a botte fra loro per il privilegio di stirare la mia maglia dell'Everton - quando, all'improvviso, mio fratello Five apparse in cucina. L'arrivo di Five in ambienti contenenti alimenti* crea sempre scalpore: Five è l'unico essere sul pianeta che mangia più spesso di quanto respira, motivo per cui mio padre ha dovuto darsi alla coltivazione di quantità industriali di patate e noi fratelli gli regalavamo regolarmente le brochures per i corsi di studi in posti tipo Melbourne, Santiago e Vladivostok.
"Ho deciso a quale università voglio andare," annunciò Five - di colpo, il pianoforte non si sentiva più - mentre ingoiava un sacchetto di farina e mezzo chilo di lardo lasciati sul tavolo dal cuoco, il quale stava cercando disperatamente di mettere al salvo quattro gattini capitati per caso in cucina in quel momento e che Five stava già adocchiando con l'aria di un vicentino affamato.
"Che bella notizia!" esclamò mio padre.
"Evvai! Dove? Dove?" Mia sorella aveva percorso la distanza dalla sala musica in tempo record. "Il Politecnico dell'Antartica sembra una figata!"
"Io lo vedo più a Timbuktu," disse la nonna, stringendo la presa sul biscotto digestivo che aveva in mano. "Magari, col caldo il metabolismo gli si aggiusta."
Mia madre scosse la testa. "In Africa hanno già difficoltà a nutrire i popoli senza che li mandiamo Five. Non sarebbe…."
"Non preoccuparvi per l'Africa!" Five acchiappò nella bocca una mosca che gli stava passando davanti. "Mmm! Buono!…Vado a studiare ad Edimburgo. Sento già che la Scozia fa per me!"
Così cadde il silenzio. Così cadde l'onore della famiglia.
* mo', chi sono? Il poeta del quartiere?!!
"Ho deciso a quale università voglio andare," annunciò Five - di colpo, il pianoforte non si sentiva più - mentre ingoiava un sacchetto di farina e mezzo chilo di lardo lasciati sul tavolo dal cuoco, il quale stava cercando disperatamente di mettere al salvo quattro gattini capitati per caso in cucina in quel momento e che Five stava già adocchiando con l'aria di un vicentino affamato.
"Che bella notizia!" esclamò mio padre.
"Evvai! Dove? Dove?" Mia sorella aveva percorso la distanza dalla sala musica in tempo record. "Il Politecnico dell'Antartica sembra una figata!"
"Io lo vedo più a Timbuktu," disse la nonna, stringendo la presa sul biscotto digestivo che aveva in mano. "Magari, col caldo il metabolismo gli si aggiusta."
Mia madre scosse la testa. "In Africa hanno già difficoltà a nutrire i popoli senza che li mandiamo Five. Non sarebbe…."
"Non preoccuparvi per l'Africa!" Five acchiappò nella bocca una mosca che gli stava passando davanti. "Mmm! Buono!…Vado a studiare ad Edimburgo. Sento già che la Scozia fa per me!"
Così cadde il silenzio. Così cadde l'onore della famiglia.
* mo', chi sono? Il poeta del quartiere?!!
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