L’aereo è atterrato già da 35 minuti ma nessun passeggero spunta ancora nella Sala Arrivi. Strano: sarà che i viaggiatori si sono così tanto affezionati allo staff della Simpaticoair durante il volo che non ci si vogliono più staccare; o forse la compagnia avrà anticipato l’introduzione del sistema a pagamento per chi vuole usare la scala per scendere dal comodissimo 737 (€9, più le spese amministrative, se prenoti prima tramite carta di credito; €18 all’uscita dall’aereo; e €35 se vuoi essere tra i primi a essere spinti giù per i gradini dall’hostess).
Le porte della Sala Bagagli si aprono all’improvviso e esce un poliziotto bestemmiando. Prima che si richiudano le porte, intravedo in sottofondo, sul nastro trasportatore, una cosa che non sembra affatto un bagaglio. Sembra piuttosto un bambino, e per l’esattezza ha tutta l’apparenza di essere mio nipote 7B.
Tecnicamente 7B non è un bambino, è una forza della natura, e come tutte le forze della natura può essere molto pericoloso. Io l’ho sempre adorato, però, perché è affettuoso, mi fa ridere in continuazione, e una volta, per merito suo, sono finito a letto con due ragazze dell’aristocrazia inglese incontrate a Harrods. Da quando è nato, 7B è sempre stato una calamita per le donne: con i suoi enormi occhi scuri, capelli afro e pelle nera (mio cognato è di origini caraibiche), sembra una pubblicità per un’agenzia d’adozione, tant’è che un giorno al supermercato la cassiera mi ha chiesto se l’avevo preso on-line.
Eravamo capitati a Harrods per giocare a I’M SO RICH, uno dei passatempi preferiti di 7B in cui lui finge di essere un principe africano e io faccio la parte del tutor inglese assunto dal padre per insegnargli l’accento di Oxford. Mentre 7B costringeva un commesso a imitare il fischio di un “trenino” da giardino grande come un camion (costo: £85,000), sentii un profumo delicato.
“Che bello, questo bambino!”
Prima ancora di girarmi, assunsi un’espressione di modestia – quella sottile che fa capire alla donna che hai davanti che, per quanto tu sia umile, questo non è niente, e se vuole davvero conoscere il significato di “Che bello!”, basta che passi un pò del suo tempo con te. Funzionò.
“E che papà affascinante!”
“In effetti!”
Erano in due ed erano entrambe bellissime. Questa volta optai per un cenno di modestia leggermente più semplice, del tipo Dai-state-esagerando-ma-ammetto-che-non-vi-posso-dare-tutti-i-torti.
“Sono lo zio, me ne sto occupando mentre mia sorella sta dal parrucchiere,” spiegai, molto a bassa voce per paura che il commesso cominciasse a capire che non fossimo lì per liberarci di somme oscene di denaro reale. Ma ormai quest’ultimo era così addentrato nella sua nuova identità da locomotiva fischiante che non si era neanche accorto della presenza delle ragazze.
“Senti,” disse la prima ragazza – come tutta la gente della sua classe sociale, evitava di formare le vocali nella parte anteriore della bocca. Secondo mio bisnonno Jimmy, questa idiosincrasia linguistica è dovuta al fatto che per gli aristocratici inglesi è considerato “bad manners” far vedere, o intravedere, la lingua mentre si parla. Io da sempre avevo voluto indagare sulla questione di se e quanto la gamma di suoni prodotti da una “upper class English girl” tenda ad ampliarsi durante l’attività sessuale – “senti. Non appena tua sorella riprende il bambino, ti andrebbe di venire a bere qualcosa con noi? Non siamo mai uscite con un uomo nero fino ad ora.”
“Sì, dai!” esclamò l’altra. “Poi ci canti qualche canzone rap?”
“Ma io non sono ner… Certo!” risposi. “Sarà un vero piacere!”
“Mamma!” gridò 7B, vedendo arrivare la madre spettacolarmente pettinata.
Il commesso smise di fischiare e guardò un attimo perplesso mia sorella. Poi, ricomponendosi, fece un inchino e balbettò:
“S-sua maestà…”
Mia sorella gli gettò uno sguardo sospettoso, si girò e trascinò 7B verso l’insegna GIOCATTOLI A £8, mentre io accompagnai le due ragazze per approfondire la ricerca sulle vocali
anteriori.
Ma sto divagando…
Insomma, quando si riaprono le porte della Sala Bagagli, escono 7A, 7B e 7C accompagnati da mia sorella e da due poliziotti tutt’altro che felici. 7B sorride trionfalmente.
“Welcome in Bari!” grido.
“Don’t you mean ‘Welcome to Bari’?” risponde 7A, che è sempre attentissima agli errori degli adulti.
“No. Here they speak differently,” spiegai, indicando l’insegna. “Welcome in Bari!”
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Sunday, 25 July 2010
Wednesday, 31 December 2008
natale surreale in Inghilterra
Prima ancora di atterrare a Liverpool qualche giorno fa, avevo capito che si sarebbe trattata di un natale surreale. E’ anche vero che chiunque viaggi in aereo ha già l’impressione di entrare in qualche universo parallelo - da studi recenti, a proposito, è emerso che i sorrisi delle hostess (anche di quelle non ancora in possesso del certificato FDC – Faccia di cazzo) fanno congelare l’ossigeno; di conseguenza i passeggeri, costretti a respirare solo elio e microbi, subiscono alterazioni del cervello e, secondo alcuni esperti, tali alterazioni spiegherebbero perché in aereo le persone sono disposte a sborsare somme extraterrestri in cambio di panini pietosi.
Ma tutto questo si sapeva già. Sabato scorso, invece, l’impressione di aver affidato la propria vita ad esseri di un’altro mondo è stata rafforzata da una serie di annunci davvero spaventosi. Il primo brivido arriva poco dopo il decollo: “Our pilot today is Bruce from Sydney” (non per essere politicamente scorretto, ma se abbiamo mandato tutti i nostri criminali in Australia, non era mica per poi farci ammazzare en masse dai loro discendenti). Poi, mentre sto cercando di digerire un panino pietoso, sento: “Any final rubbish?”* (di solito la formula “Any final...?” – tipo “Any final words?” o “Any final wishes” – è riservato per chi si rivolge alle persone in fin di vita, ma neanche ad un serial killer sul patibolo ci si permette di chiedere “Any final rubbish?”. Non per niente questi voli si chiamano low-cost).
Non finisce lì, però. Mentre cerco disperatamente di ricordarmi le parole di “Ave Maria”, una delle assistenti di Bruce ci informa in un inglese molto caratteristico che a coloro che desiderano acquistare biglietti di pullman per Manchester, la compagnia aerea sarà lieta di offrire uno sconto del 10%! Manchester? Ma questi si drogano prima del decollo? Manchester?! Per chi non è al corrente, Manchester è amata dagli abitanti di Liverpool quasi quanto Lecce è amata dai baresi, con la differenza che a Lecce almeno qualcosa di bello da vedere c’è. Manchester, invece, non solo è la città più grigia dell’Inghilterra – se escludi Hull, che da tempo stiamo cercando di cedere alla Germania – ma può anche vantarsi della pronuncia piu’orribile della storia del pianeta.** Ad uno di Liverpool puoi anche fare lo sconto del 150% e offrire in omaggio a vita un’equipe di massaggiatrici ninfomani brasiliane, ma in quella città non andrà mai***. Prevedibilmente, vendono zero biglietti per il pullman per Manchester, e al momento dell’atterraggio i passeggeri piangono di sollievo.
Quest’anno, incredibilmente, l’atmosfera di surrealtà è ancora più percepibile a terra. Il 23 dicembre, come da tradizione, inizio a fare le compere natalizie. A Chester, quei pochi negozi che non sono già chiusi a causa della crisi economica sono caratterizzati da scafali vuoti, merce scontatissima e turisti europei compiaciuti che ostentano gli euro come se fossero diamanti. Alle casse, degli avvisi funebri informano i clienti che, qualora l’acquisto si riveli difettoso, non avranno il diritto al rimborso, in quanto dall’indomani il negozio non ci sara’ più. Fuori, per completare il quadro What the Fuck is Happening?, c’è un sole splendido: tutte le nuvole, a quanto pare, sono partite in vacanza per la Puglia.
Tornato dai negozi, trovo nel soggiorno una scena di tranquillita’ sconcertante - quando ero uscito qualche ora prima, tutto era normale: uno dei nipoti stava sgozzando un cugino noioso e un’altro gli stava mordendo il Rottweiler mentre in sottofondo loro sorella stonatissima cantava White Christmas. Adesso i primi due – con faccie da angioletti – stanno collaborando silenziosamente per completare un puzzle, e la cantatrice sta scrivendo serenamente su una pagina enorme piena di disegni bizzarri. Prima ancora che io riesca a svenire per lo shock, suddetta nipote mi spinge in mano il foglio, annunciando: “I wrote a story about you!”
Per motivi di copyright, non mi è consentito rivelare molti dettagli del racconto; vi posso solo dire che io e due miei amici veniamo spudoratamente sfruttati da Babbo Natale e dal suo entourage di folleti mercenari, mentre questi ultimi si ubriacano consumando i bicchieri di whiskey lasciati vicino ai caminetti da bambini già esperti nei meccanismi dei mercati. Più sconvolgente della trama, però, è l’illustrazione che mi dipinge dissanguato in un letto a forma di sarcofago, immagine che mi avrebbe turbato molto meno se non mi fosse capitato fra le mani solo qualche giorno prima della mia partenza per quella terra desolata in cui ho già rischiato più volte la vita: la scozia. Se poi ne esco vivo, vi racconterò...
* traduzione: “Qualche ultima stronzata da sparare?” Una lettrice hostess insiste che a bordo l’aereo su cui lavora lei, invece, questa frase significa: “qualcuno ha altri rifiuti da darci prima che atterriamo?” Decidete voi...
** per farvi un’idea del suono immondo, provate a parlare senza muovere né lingua né labbra e allungate le vocali come se foste troppo deficienti per portarle a termine. In alternativa, cercate su YouTube qualche intervista con Liam Gallagher.
*** da quando ho pubblicato questo blog, 143.521 abitanti di Liverpool mi hanno contattato insistendo che se l’offerta è ancora valida, sono anche disposti ad abbandonare la loro famiglia per andare a vivere nella città nemica.
Ma tutto questo si sapeva già. Sabato scorso, invece, l’impressione di aver affidato la propria vita ad esseri di un’altro mondo è stata rafforzata da una serie di annunci davvero spaventosi. Il primo brivido arriva poco dopo il decollo: “Our pilot today is Bruce from Sydney” (non per essere politicamente scorretto, ma se abbiamo mandato tutti i nostri criminali in Australia, non era mica per poi farci ammazzare en masse dai loro discendenti). Poi, mentre sto cercando di digerire un panino pietoso, sento: “Any final rubbish?”* (di solito la formula “Any final...?” – tipo “Any final words?” o “Any final wishes” – è riservato per chi si rivolge alle persone in fin di vita, ma neanche ad un serial killer sul patibolo ci si permette di chiedere “Any final rubbish?”. Non per niente questi voli si chiamano low-cost).
Non finisce lì, però. Mentre cerco disperatamente di ricordarmi le parole di “Ave Maria”, una delle assistenti di Bruce ci informa in un inglese molto caratteristico che a coloro che desiderano acquistare biglietti di pullman per Manchester, la compagnia aerea sarà lieta di offrire uno sconto del 10%! Manchester? Ma questi si drogano prima del decollo? Manchester?! Per chi non è al corrente, Manchester è amata dagli abitanti di Liverpool quasi quanto Lecce è amata dai baresi, con la differenza che a Lecce almeno qualcosa di bello da vedere c’è. Manchester, invece, non solo è la città più grigia dell’Inghilterra – se escludi Hull, che da tempo stiamo cercando di cedere alla Germania – ma può anche vantarsi della pronuncia piu’orribile della storia del pianeta.** Ad uno di Liverpool puoi anche fare lo sconto del 150% e offrire in omaggio a vita un’equipe di massaggiatrici ninfomani brasiliane, ma in quella città non andrà mai***. Prevedibilmente, vendono zero biglietti per il pullman per Manchester, e al momento dell’atterraggio i passeggeri piangono di sollievo.
Quest’anno, incredibilmente, l’atmosfera di surrealtà è ancora più percepibile a terra. Il 23 dicembre, come da tradizione, inizio a fare le compere natalizie. A Chester, quei pochi negozi che non sono già chiusi a causa della crisi economica sono caratterizzati da scafali vuoti, merce scontatissima e turisti europei compiaciuti che ostentano gli euro come se fossero diamanti. Alle casse, degli avvisi funebri informano i clienti che, qualora l’acquisto si riveli difettoso, non avranno il diritto al rimborso, in quanto dall’indomani il negozio non ci sara’ più. Fuori, per completare il quadro What the Fuck is Happening?, c’è un sole splendido: tutte le nuvole, a quanto pare, sono partite in vacanza per la Puglia.
Tornato dai negozi, trovo nel soggiorno una scena di tranquillita’ sconcertante - quando ero uscito qualche ora prima, tutto era normale: uno dei nipoti stava sgozzando un cugino noioso e un’altro gli stava mordendo il Rottweiler mentre in sottofondo loro sorella stonatissima cantava White Christmas. Adesso i primi due – con faccie da angioletti – stanno collaborando silenziosamente per completare un puzzle, e la cantatrice sta scrivendo serenamente su una pagina enorme piena di disegni bizzarri. Prima ancora che io riesca a svenire per lo shock, suddetta nipote mi spinge in mano il foglio, annunciando: “I wrote a story about you!”
Per motivi di copyright, non mi è consentito rivelare molti dettagli del racconto; vi posso solo dire che io e due miei amici veniamo spudoratamente sfruttati da Babbo Natale e dal suo entourage di folleti mercenari, mentre questi ultimi si ubriacano consumando i bicchieri di whiskey lasciati vicino ai caminetti da bambini già esperti nei meccanismi dei mercati. Più sconvolgente della trama, però, è l’illustrazione che mi dipinge dissanguato in un letto a forma di sarcofago, immagine che mi avrebbe turbato molto meno se non mi fosse capitato fra le mani solo qualche giorno prima della mia partenza per quella terra desolata in cui ho già rischiato più volte la vita: la scozia. Se poi ne esco vivo, vi racconterò...
* traduzione: “Qualche ultima stronzata da sparare?” Una lettrice hostess insiste che a bordo l’aereo su cui lavora lei, invece, questa frase significa: “qualcuno ha altri rifiuti da darci prima che atterriamo?” Decidete voi...
** per farvi un’idea del suono immondo, provate a parlare senza muovere né lingua né labbra e allungate le vocali come se foste troppo deficienti per portarle a termine. In alternativa, cercate su YouTube qualche intervista con Liam Gallagher.
*** da quando ho pubblicato questo blog, 143.521 abitanti di Liverpool mi hanno contattato insistendo che se l’offerta è ancora valida, sono anche disposti ad abbandonare la loro famiglia per andare a vivere nella città nemica.
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