Non so come mi è venuto. Sarà stato che avevo dimenticato a casa i materiali che servivano per la lezione, o che si era rotto il lettore DVD del laboratorio rendendo inutili gli esercizi di ascolto che avevo preparato, o forse era semplicemente che volevo iniettare un po’ di oomph in una giornata di lavoro troppo piatta. Insomma, un motivo valido c'era e, se mi ricordo bene, sul momento mi è persino sembrato di aver avuto un'idea geniale.
Lo scambio iniziale tra me e gli studenti è andato più o meno così:
Io: Good afternoon, everybody!
Studenti: Good afternoon!…Hell-llo!…Buonase-e-era!*…Hi!…Bye…Cosa ha detto?…Ma questo non è il professore di Latino…
Io: Ok, today we're going to revise question forms, and I am going to…
Studenti: NOOOOOOOO!…Che palle!…do we must?…Cosa ha detto?…Teacher, is necessary?…Non doveva parlare di Sallustio oggi?…
Io: I'm going to give you the opportunity to invent your own questions…
Studenti: Seeeeee…Ma ci è, la gargatur'?…Statt' bun'…Teacher, today you do the spiritous…
Io: ..and, as a change from the usual routine, instead of me asking questions to you, today you can ask the questions to me.
Studente in prima fila: We can to ask everything?
Io: Yes, you can ask me anything you like**. If the question is grammatically correct, I will answer it.
Studenti nell’ultima fila: Mo ci divertiremo!
Io (imperturbato: Non vi imprisciare troppo…non riuscirete mai a mettermi in imbarazzo.
A questo punto, vedo uscire da zaini e borse in ogni angolo del laboratorio una serie di libri – Dictionary of Vulgar English, The Auxiliary Verb in Offensive Questions, Talking Taboo, and How to Embarrass the Fuck Out of Your Teacher – e tre data base linguistici. Un ragazzo vicino alla finestra chiama dal telefonino un cugino americano in Florida e si mette a scrivere appunti con una frenesia che fa pensare a qualche disturbo patologico.
Passati i dodici minuti concessi per l’invenzione delle domande, mi rivolgo alla classe: “Okay, so who would like to ask the first question?”
Una ragazza dolce e timida in prima fila poggia il rosario e alza la mano.
“What would you like to ask me, Maria Crocifissa?”
Mi sento tranquillissimo: tra l’altro, Maria Crocifissa, essendo convinta che l’inglese si possa imparare tramite l’intercessione della Madonna, non studia mai, ed e inconcepibile che riesca a farmi una domanda grammaticalmente corretta.
“Have you ever had sex with an animal?”
Tutto mi aspettavo tranne quest’uso impeccabile del Present Perfect. Rimango interdetto quasi quanto i compagni di classe della ragazza. “Well…there was a girl from Manchester who…but no, that’s not what you’re asking. No. Call me old-fashioned, but I have to confess I have not. And you?”
Maria Crocifissa riprende in mano il rosario e annuisce.
Per un attimo mi viene in mente di abbandonare l’esercizio e passare ad un dettato, ma poi mi sento in colpa per tutto l’impegno che i ragazzi ci hanno messo, e invito le altre domande. Se non mi sentissi così in imbarazzo al ricordo, ve ne racconterei.
* A Bari il termine "buonasera" contiene un minimo di tre "e".
** Lo so, lo so…
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Thursday, 7 May 2009
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