Ci sono poche cose che riscaldino il cuore di un inglese in esilio quanto i tentativi della gente locale di farlo sentire a casa. Mi ricordo ancora con estremo piacere i notevoli sforzi linguistici che facevano due buttafuori parigini per far capire a me e al mio amico Parakù che il locale in cui stavamo cercando di entrare poteva non essere all’altezza dei nostri gusti.
“Allez-vous to mek feuck euff, espèces d’enfoirés anglais!”
Parakù, commosso da tutta questa premura, ha voluto ricambiare facendo loro una lezione improvvisata che comprendeva l’imperativo, il lessico anatomico, l’uso delle preposizioni, l’impiego del genitivo sassone e (se mi ricordo bene) un saluto simpatico alle madri di entrambi. A quel punto, i due gorilla hanno incominciato a manifestare un inquietante interesse nell’instaurare un contatto fisico con noi e – mentre Parakù spiegava gridando indietro che, con tutto il rispetto, l’omosessualità non era la nostra “cup of tea” – ci siamo allontanati con la stessa velocità dei ragazzini che scappano da una lezione su Proust.
Ed è Proust, guarda caso, che mi viene in mente proprio adesso mentre entro nel mio supermercato nel cuore del Quartier Latin Barèse. Mais oui, proprio come è successo a Valentin Louis Georges Eugène Marcel*, a cui il sapore di una semplice madeleine fece ricordare le bestemmie della zia quando il nipote la sorprese a letto con una truppa di zingari, così anche a me basta la vista di un semplice cartello per farmi subito rivivere quella magica serata a Parigi – quella dei buttafuori, intendo, non quella degli zingari. Ma sto divagando…
Il cartello è fatto bene, con carta pregiata e caratteri autorevoli: fa capire subito al mondo che l’autore è una persona di un certo livello, una persona con il dono della comunicazione, una persona insomma che sa usare lo scotch. Incantato, dimentico di tutta la gente intorno a me, divoro le parole:
The Director of this exercise speak English!!
Sento un calore nell’anima – o forse nella pancia, non si capisce bene – e una lacrima mi punge l’occhio. Mentre riempio il carrello di salami piccanti e pane di Altamura, non riesco a togliermi dalla mente quel felice messaggio di speranza, un messaggio così forte e sentito che merita non uno, non tre, ma ben due punti esclamativi!! Dopo ventun anni, penso, dirigendomi verso il Reparto Cozze, finalmente mi sento a casa.
*Concordo con Troisi che non conviene assolutamente dare un nome lungo a un bambino: non solo non riesci mai ad acchiapparlo, ma rischi che il poveraccio cresca con una patologica incapacità di portare a termine una frase.
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Thursday, 7 April 2011
Tuesday, 1 July 2008
5 libri leggeri da portare in spiaggia
Vi devo confessare una cosa (e qui rischio di essere cacciato per sempre dalla Facoltà di Lettere): non sopporto Joyce*, non sopporto Proust e, francamente, se devo scegliere fra un intervento dal dentista e leggere Virginia Woolf, opto senza esitazione per il primo. Ho sempre avuto il sospetto che il sceneggiatore di Fahrenheit 451 – il film di Truffaut che dipinge una società in cui leggere è illegale e i libri vengono bruciati dai pompieri incendiari – fosse stato da adolescente sottoposto a letture forzate di Al faro.
Chiamatemi pure incolto, ma per me lo scrittore deve innanzitutto fare divertire il lettore. Rispetto pienamente il diritto dei filosofi di farsi orgie di sostantivi astratti – bè, a pensarci bene, forse non pienamente: in realtà, vorrei una legge che vietasse ai filosofi l’uso di più di un sostantivo astratto per paragrafo – ma le cose che amo io in un libro sono story, style e simplicity. Elenco qui sotto alcuni dei miei preferiti.
1) Il giovane Holden – JD Salinger. Libro rivoluzionario. Dall’inizio hai l’impressione che il narratore parla solo con te, e non puoi non ascoltare.
If you really want to hear about it, the first thing you’ll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don’t feel like going into it, if you want to know the truth.
[Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quella baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.]
2) Post Office - Charles Bukowski. Immediato, grezzo, divertente. O lo odi, o lo ami subito.
“Look, Fay,” I said, “I know you want to save the world, but can’t you start in the kitchen.” “Kitchens aren’t important,” she said.
3) Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon. Una storia divertente e molto particolare raccontata in modo disarmante da un bambino che soffre di Sindrome di Asperger (una forma di autismo).
The policeman took hold of my arm and lifted me onto my feet.
I didn’t like him touching me like this.
And this is when I hit him.
4) Il lamento di Portnoy – Philip Roth. Racconta i tentativi di un ebreo americano di fuggire dall’oppressione psicologica della madre. Geniale, sconcertante. Fa ridere fino alle lacrime.
On the phone she is perpetually telling whoever isn’t listening on the other end about her biggest fault being that she’s too good. “You know what my biggest fault is, Rose? I hate to say it about myself, but I’m too good.” [...] These are actual words, Doctor, tape-recorded these many years in my brain. And killing me still!
5) Bulli e Pupe – Damon Runyon. Una serie di racconti divertentissimi ambientati a New York nel periodo del proibizionismo. Personaggi coloriti, stile unico.
...I look up and who is in front of me but Rusty Charley. Now if I have any idea Rusty Charley is coming my way, you can go and bet all the coffee in Java I will be somewhere else at once for [...] I wish no part of him. Furthermore, nobody else in this town wishes to have any part of Rusty Charley, for he is a hard guy indeed.
*Ritratto dell’artista da giovane è noioso, Ulisse non finisce mai, e come si fa a raccogliere tutta la droga necessaria per affrontare Finnegan’s Wake (anche il mio professore all’Università di Sheffield, esperto rinomato in materia, ammetteva di non essere mai arrivato alla fine di questo romanzo indecifrabile)? Non farvi ingannare da Gente di Dublino: è stato scritto da mio bisnonno, Jimmy Jarvis, che per modestia, e per paura di mia bisnonna, Savage, non ha mai voluto essere riconosciuto come il vero autore.
Chiamatemi pure incolto, ma per me lo scrittore deve innanzitutto fare divertire il lettore. Rispetto pienamente il diritto dei filosofi di farsi orgie di sostantivi astratti – bè, a pensarci bene, forse non pienamente: in realtà, vorrei una legge che vietasse ai filosofi l’uso di più di un sostantivo astratto per paragrafo – ma le cose che amo io in un libro sono story, style e simplicity. Elenco qui sotto alcuni dei miei preferiti.
1) Il giovane Holden – JD Salinger. Libro rivoluzionario. Dall’inizio hai l’impressione che il narratore parla solo con te, e non puoi non ascoltare.
If you really want to hear about it, the first thing you’ll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don’t feel like going into it, if you want to know the truth.
[Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quella baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.]
2) Post Office - Charles Bukowski. Immediato, grezzo, divertente. O lo odi, o lo ami subito.
“Look, Fay,” I said, “I know you want to save the world, but can’t you start in the kitchen.” “Kitchens aren’t important,” she said.
3) Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon. Una storia divertente e molto particolare raccontata in modo disarmante da un bambino che soffre di Sindrome di Asperger (una forma di autismo).
The policeman took hold of my arm and lifted me onto my feet.
I didn’t like him touching me like this.
And this is when I hit him.
4) Il lamento di Portnoy – Philip Roth. Racconta i tentativi di un ebreo americano di fuggire dall’oppressione psicologica della madre. Geniale, sconcertante. Fa ridere fino alle lacrime.
On the phone she is perpetually telling whoever isn’t listening on the other end about her biggest fault being that she’s too good. “You know what my biggest fault is, Rose? I hate to say it about myself, but I’m too good.” [...] These are actual words, Doctor, tape-recorded these many years in my brain. And killing me still!
5) Bulli e Pupe – Damon Runyon. Una serie di racconti divertentissimi ambientati a New York nel periodo del proibizionismo. Personaggi coloriti, stile unico.
...I look up and who is in front of me but Rusty Charley. Now if I have any idea Rusty Charley is coming my way, you can go and bet all the coffee in Java I will be somewhere else at once for [...] I wish no part of him. Furthermore, nobody else in this town wishes to have any part of Rusty Charley, for he is a hard guy indeed.
*Ritratto dell’artista da giovane è noioso, Ulisse non finisce mai, e come si fa a raccogliere tutta la droga necessaria per affrontare Finnegan’s Wake (anche il mio professore all’Università di Sheffield, esperto rinomato in materia, ammetteva di non essere mai arrivato alla fine di questo romanzo indecifrabile)? Non farvi ingannare da Gente di Dublino: è stato scritto da mio bisnonno, Jimmy Jarvis, che per modestia, e per paura di mia bisnonna, Savage, non ha mai voluto essere riconosciuto come il vero autore.
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